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Il Comune di Bema a (790 m.) si trova a 9 km. da Morbegno, nella valle del Bitto di Albaredo, in versante orobico, all'interno del Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi. Ai piedi del Monte Barro (1847 m.), si sviluppa su un ampio e soleggiato terrazzo, in posizione dominante verso Morbegno. Dal poggio sul quale è ubicato sembra trarre anche il proprio nome. Il significato di "gradino" fu scelto per rafforzare un pregio del borgo, grazie alla sua posizione di belvedere alpino. La Valle del Bitto qui si ramifica dando origine al ramo di Albaredo e a quello di Gerola. Il piccolo paese alpino si mostra alla confinante Val Gerola all'altezza di Sacco e gode di un clima più mite, rispetto alle altre località della valle, grazie alla sua aperta posizione. Questa peculiare caratteristica deve avere incoraggiato, nel passato, l'insediamento umano. Bema si mostra però isolata rispetto agli altri paesi dell'area orobica a causa della sua tortuosa e, a tratti franosa, strada d'accesso. Percorrere la strada provinciale che parte dal centro di Morbegno significa scoprire le aspre gole che il torrente Bitto ha scavato nel corso dei secoli. In posizione sicura, Bema ha offerto terre fertili che hanno favorito, fin dall'antichità, l'insediamento umano come lo testimoniano alcuni ritrovamenti risalenti all'età carolingia (IX e X sec.). L'isolamento ha caratterizzato la storia di questo paese della bassa Valtellina. Ancor oggi è possibile scoprire le tracce del passato nella semplice architettura: alte case costruite pietra a vista e vie strette. Interessanti sono gli edifici medioevali e gli affreschi religiosi (tra il XV e il XX sec.) a testimonianza di una forte fede cristiana. L'abitato è circondato da prati coltivati a foraggio. Nei pascoli è possibile trovare le testimonianze della vita contadina nelle tipiche costruzioni rurali realizzate con tronchi di legno. Bema purtroppo è nota anche per un fenomeno erosivo iniziato con una frana che si è staccata sotto l'abitato nella parte nord negli ultimi decenni del XIX secolo. Il materiale che si stacca dal impervio pendio confluisce nel torrente Bitto, che scorre nel fondovalle.
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